AFGHANISTAN: il rapporto HRW smaschera le continue violazioni dei diritti umani

Green Left Weekly
, 13 agosto 2003
del Dr. LYNETTE DUMBLE

Lo scorso luglio, L'Osservatorio per i Diritti Umani (HRW) ha pubblicato un rapporto intitolato Uccidervi è per noi una cosa estremamente semplice, un documento di 101 pagine sulle principali forme di abuso prevalenti oggi a Kabul e nelle province densamente popolate nel sud-est dell'Afghanistan.

Si tratta di violente incursioni armate, estorsioni e rapimento di bambini da parte di truppe armate, polizia ed agenti dei Servizi Segreti, attacchi guidati dal governo su politici simpatizzanti e mezzi di comunicazione, e persecuzioni simili a quelle perpretate dai Talebani nei confronti di donne e bambine. Secondo il rapporto, gli abusi non sono circoscritti al sud-est dell'Afghanistan, ma sono "emblematici" di ciò che sta accadendo da un capo all'altro del Paese.

L'Osservatorio per i Diritti Umani attribuisce la responsabilità di questa situazione ai signori della guerra, molti dei quali sono il residuo dell'ultimo Partito Unità di Ahmad Shah Masood (il mosaico di Mujahedeen o fazioni che combattono la guerra santa cui ci si riferisce come Alleanza del Nord) che, nel 1992, finanziati da Stati Uniti, Pakistan, Iran ed Arabia Saudita, rovesciarono il governo, appoggiato dall'Unione Sovietica, di Mohammad Najibullah.

Tali fazioni hanno introdotto un regime di terrore finché furono soppiantate dai Talebani nel 1996. Dalle parole dell'Osservatorio per i Diritti Umani: "Il supporto, passato e presente, delle forze locali da parte del governo degli Stati Uniti, insieme al sostegno delle agenzie del governo Pakistano ed Iraniano, ha fatto molto per rafforzare i signori della guerra, responsabili dei peggiori abusi".

L'Osservatorio per i Diritti Umani conclude che la responsabilità del terrore post-Talebano in Afghanistan appartiene in primo luogo all'amministrazione americana del presidente George Bush e, in misura minore, al presidente del Paese imposto dagli Stati Uniti, Hamid Karzai. Il rapporto rimprovera Washington di "spingere l'Alleanza del Nord di nuovo al potere, di fallire nel muovere passi contro capi abusivi, e di impedire ogni tentativo di costringerli a farsi da parte". Rimprovera inoltre Karzai e i suoi alleati politici all'interno del governo ad interim Afghano di essere "eccessivamente cauti nei loro tentativi di rimuovere i signori della guerra e far ruotare o destituire i comandanti militari responsabili delle violazioni dei diritti umani".

L'impatto globale degli abusi sui diritti umani in Afghanistan è ovvio. In un Paese che ha già sofferto immensamente prevale un clima di terrore. La promessa di sicurezza fatta da Washington agli uomini Afghani, alle donne e ai bambini resta un sogno lontano. In questo modo procede la ricostruzione del Paese.

In mezzo a tale incubo, truppe e polizia leali alla politica Afghana e figure militari hanno assunto il controllo della maggior parte delle principali città e villaggi del Paese. Invadono le case, di solito durante la notte, per derubare e aggredire i civili, tengono in ostaggio i residenti, li terrorizzano con le armi, li derubano dei loro beni e a volte violentano donne e bambine.

All'esterno delle loro case, sotto minaccia di bastonate, arresto, tortura e ricatto, gli Afghani affrontano l'estorsione sulle strade e ai posti di blocco, ufficiali e non ufficiali, in proliferazione, come sono soliti fare i negozianti nei luoghi di mercato. La violenza sessuale su donne, bambine e ragazzi è comune, ma raramente viene resa pubblica.

La libertà per gli Afghani promessa da Washington alla loya jirga costituzionale del 2003 [che ha costruito l'attuale regime di Kabul] - che dovrebbe venire estesa dopo le elezioni nazionali nel giugno del 2004 - appare condannata poiché gli alti ufficiali a Kabul e i comandanti, signori della guerra, nel sud-est intimidano al silenzio giornalisti e attivisti per i diritti delle donne. Coloro che cercano di creare partiti politici od organizzazioni non governative devono confrontarsi con minacce di morte e/o arresti.

Molti giornalisti Afghani sono stati bersagliati, minacciati, arrestati e malmenati durante la prima metà del 2003. Questo ha avuto come risultato che i giornalisti del Paese hanno deciso di non pubblicare commenti critici o oggettivi.

In una situazione in cui la maggior parte della popolazione Afghana è incapace di leggere, e pochi sono in grado di permettersi un televisore, nonostante usufruiscano dell'elettricità, la radio costituisce il principale mezzo di informazione. Le stazioni radio locali trasmettono in molte città, ma quasi tutte sono sotto il controllo dei signori della guerra e delle autorità affiliate all'Alleanza del Nord. Un vecchio giornalista, ora conducente di risciò, ha riferito all'Osservatorio per i Diritti Umani di aver smesso di lavorare come giornalista "poiché qui, nel mio taxi, in un certo modo, sono solo e indipendente. I giornalisti non godono di alcuna sicurezza".

Donne e bambine, intervistate dall'Osservatorio per i Diritti Umani, hanno ammesso che la vita sia stata migliore nel 2003 che sotto i Talebani, per via delle regole che escludevano donne e bambine dallo studio, dal lavoro e dall'uscire senza indossare un burqa o non accompagnate da un uomo che non fosse un parente stretto. Molte, comunque, soprattuto nelle aree rurali, hanno spiegato che preferiscono restare a casa piuttosto che rischiare di essere percosse, violentate, rapite e/o costrette a sposarsi, nelle mani di uomini armati. A Jalalabad e Laghman, per esempio, ufficiali del governo hanno minacciato di percuotere e uccidere donne che non indossassero il burqa.

Nonostante circa un milione di bambine siano attualmente iscritte a scuola, milioni non lo sono ancora. Molte famiglie hanno spiegato all'Osservatorio per i Diritti Umani che hanno rifiutato di mandare le loro figlie più grandi a scuola, anche dove ce ne era la disponibilità, per paura che potessero essere aggredite o rapite. Le famiglie di rifugiati rientrati, che si sentivano sicure nel mandare le loro figlie a scuola in Pakistan o in Iran, hanno riferito di aver paura di fare lo stesso in Afghanistan.


"... la violenza sessuale nei confronti delle donne, delle bambine, e dei ragazzi è frequente e quasi mai viene riportata. Le donne, le bambine e i ragazzi vengono trascinati fuori delle proprie case alla luce del giorno e aggrediti sessualmente. In alcune regioni le bambine sono state rapite lungo la strada mentre andavano a scuola. Le donne e le bambine vengono violentate nelle proprie case, di solito durante la sera o la notte, durante incursioni armate. Un attacco aveva apparentemente lo scopo di indurre al silenzio un'attivista per i diritti delle donne. Casi di violenza sessuale sono stati anche annotati in altre sezioni di questo rapporto, nei contesti in cui si verificano."


“Uccidervi è per noi una cosa estremamente semplice”
rapporto HRW

I residenti di un distretto fuori Kabul riferirono che i soldati scoraggiavano attivamente le bambine dal ricercare un'istruzione. Un gran numero di donne credeva che le truppe stessero agendo su ordine dei precedenti capi del Partito Unità, Abdul Rabb al Rasul Sayyaf e Burhanuddin Rabbani, le cui terribili persecuzioni delle donne anticiparono le atrocità dei Talebani.

Secondo l'Osservatorio per i Diritti Umani, la paura di molti Afghani si basa non solo sugli attuali abusi, ma è radicata nei crimini commessi dai governanti dell'Alleanza del Nord durante il periodo precedente ai Talebani. Come ha spiegato una donna: "Abbiamo paura, in quanto memori del passato!".

Subito dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre al World Trade Center e al Pentagono, l'Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afghane (RAWA) avvertì che "fino a ieri, gli Stati Uniti e i loro alleati finanziavano i Mujahedeen, Osama e i Talebani. Oggi, affilano i pugnali dell'Alleanza del Nord, una linea di condotta che getta il nostro Popolo nel terrore di sperimentare di nuovo gli atroci eventi degli anni dell' "emirato islamico".

Circa due anni fa, il rapporto dell'Osservatorio per i Diritti Umani ha confermato i timori di RAWA.

[la dott.ssa Lynette Dumble è coordinatore internazionale e direttore della Global Sisterhood Network]


Il rapporto dell'Osservatorio per i Diritti Umani è disponibile pubblicamente all'indirizzo:

http://www.hrw.org/reports/2003/afghanistan0703/






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